THE OTHERS ART FAIR - TURIN

HANS BELLMER | QUENTIN DEROUET

Du 1er novembre au 4 novembre 2018

Per l’occasione della era The Others, la galleria Pauline Pavec mette in dialogo le opere di Hans Bellmer, artista di avanguardia dalla fama internazionale, con quelle del giovane artista francese Quentin Derouet, sul tema del desiderio.

Il desiderio come mostro instabile e incontrollabile, dalle variazioni, mutazioni econtradizioni in - nite : desiderio innamorato, sacro, violento, carnale, perverso... Desiderio nuovo che saziandosi, esaurendosi, alla ne muore sempre.
Le fotogra e di Hans Bellmer esposte dalla galleria Pauline Pavec sono rarissime stampe originali della sua prima edizione del libro Die Puppe, che documenta la realizzazione della sua prima bam- bola, in 1934.

L’artista voleva darle vita, cercando di ritrovare i movimenti di una ragazza giovane, traducendo i suoi sogni, le sue vertigini e le sue passioni.
Anatomista del desiderio, Hans Bellmer sveglia l’inconscio sico di questo nuovo essere. Fram- mentaria, nuda o semi vestita, la bambola oscilla fra immagini di morte, fredde, scarne e immagini di vita, di una sensualità fragile e disturbante. Decostruendo e ricostruendo il suocorpo secondo le fantasie della sua perversione, Hans Bellmer inventa un nuovo linguaggio e suscita nuovi desideri inconfessati, a volte inconfessabili.

Tramite la sua pittura, Quentin Derouet esplora anche lui la possibilità di un linguaggio nuovo. L’artista ha scelto la rosa rossa come il suo unico mezzo pittorico, un tipo di rosa che lui stesso ha inventato, costruendo un roseto nel sud della Francia.
Quella rosa, cosi universalmente sovraccarica di simboli e desideri che perde tutto il suo senso, Quentin Derouet la bruccia, la fa fermentare, la schiaccia per estrarre il suo pigmento (dal nero- profondo al viola intenso), o come nella serie esposta all’ospedale Santa Maria Adelaide per The Others, la esaurisce sulla tella. Il tratto è quello di una rosa rossa che muore sulla tela, offrendoci la sua traccia penetrante e sensuale, allo stesso tempo violenta, una cicatrice, unafessura aperta su uno nuovo linguagio. Esplorando i limiti del quadro e giocando con la struttura del telaio alla ma- niera con cui Bellmer supera i limiti di un corpo, Quentin Derouet ci mostra una nuova sensibilità pittorica, e la via di nuovi desideri, dalle variazioni in nite.

La sua serie di serigra e alla rosa della Santa Teresa del Bernini, reminiscenze della Sindone e tracce di un godimento sacrale, al quale i pigmenti della rosa danno un’intensità semprenuova e sempre più affascinante.

Questo nuovo linguagio del desiderio elaborato da Quentin Derouet si colora di nuovi resoconti : dalla seria di serigra e sulla Santa Teresa è nata una collaborazione con lo scrittore francese ed ex residente della Villa Medici di Roma, Boris Bergmann , poesia pura e sogno sensuale.

In ne, il film deux TERRE di André Guiboux, artista francese invitato da Quentin Derouet alla mostra, racconta in modo estremamente personale del desiderio che l’artista ha vissuto come un rinascimento : desiderio innamorato ed intensamente erotico che a lui ha permesso di superare l’immenso e inesprimibile dolore causato dalla perdita di una persona cara.

Violette Morisseau